C’è un fiume di soldi che si sposta rispettando i dettami dell’Islam. La Stampa, 06.12.2015 [in Italian]

C’è un fiume di soldi che si sposta rispettando i dettami dell’Islam

(NUMERO SPECIALE DE LA STAMPA CURATO DA JOVANOTTI)

06/12/2015

Federico Varese* (disegni di Jovanotti)

 

Chi vuole capire come si muove il mondo di oggi deve confrontare un universo sommerso di trasferimenti informali di capitali, meccanismi per pagare i viaggi della speranza di milioni di migranti, finanziamenti al terrorismo internazionale, tradizioni antiche e soluzioni modernissime che sfuggono ai sistemi ufficiali di controllo del denaro e delle genti.

Asghedom Ghermay ha agito, fino all’arresto nel 2015, da snodo italiano per la più importante rete di trafficanti libici di esseri umani. La sua organizzazione è responsabile della tragedia del 3 ottobre 2013, quando persero la vita 366 persone al largo di Lampedusa. Oltre a prelevare i migranti da Agrigento e organizzare la tratta europea del loro viaggio, Ghermay era anche il referente dei connazionali etiopi che volevano trasferire denaro in ogni parte del mondo. Alle 10 e 18 minuti di un giorno di ottobre del 2014 riceve una telefonata da un uomo che vuole fare arrivare 200 dollari ad una giovane in Sudan, Helen Bereket. «Non c’è problema. Le trasferiamo 1600 sterline sudanesi», dice Ghermay. Ridendo, l’interlocutore dall’altro capo della cornetta risponde: «Sei un imbroglione!», ma accetta. I due si risentono un’altra volta e, entro le 12 dello stesso giorno, Helen, che gestisce un piccolo negozio di frutta e verdura, riceve il denaro. Ghermay e il suo partner in Sudan speculano sul tasso di cambio, con un un profitto di circa 30 dollari americani (200 sterline sudanesi), un tasso inferiore a quello che una rispettabilissima banca inglese avrebbe applicato per una transazione dello stesso tipo. In un’ora e mezza, la somma arriva a destinazione senza che il contante lasci l’Italia. Questa sistema informale basato sulla fiducia tra banchieri e clienti si chiama hawala.

L’hawala affonda le radici nei testi sacri dell’Islam, i quali, pur condannando l’usura, incoraggiano il trasferimento di capitali. Oggi è usato da milioni di immigrati. Secondo stime delle Nazioni Unite, dai 100 ai 300 miliardi di dollari ogni anno vengono trasferiti usando questo sistema. Secondo l’Interpol, il 40% del prodotto interno lordo dell’India passa attraverso l’hawala. Ci sono tredici banche ufficiali a Kabul e circa 2.000 banchieri hawala nel Paese. In tutto il Sudan, vi sono una trentina di banche riconosciute dal governo, ma la gran parte non ha alcuna corrispondenza con istituti di credito occidentali. L’unica via per trasferire capitali è quella informale. Questo sistema è usato anche dai trafficanti di esseri umani: l’inchiesta della Procura di Palermo che ha portato all’arresto della gang di Ghermay dimostra come l’hawala sia usata per pagare in anticipo il tragitto dei migranti che dal corno d’Africa e dal Sudan cercano di entrare in Europa passando per Tripoli.

Secondo una indagine recente descritta da El Pais, in Spagna vi sono almeno 150 mila immigrati che ricorrono regolarmente all’hawala. Negli interstizi del sistema si muovono capitali usati per finanziare lo Stato Islamico e il Fronte al-Nusra. Non si sa con certezza quanti siano gli jihadisti spagnoli che combattono in Siria, ma il contingente è numeroso (ha certamente diverse centinaia di membri, in gran parte di origine marocchina) e almeno tredici sono morti in combattimento. I salari di questi individui - 800 dollari se single e 1.200 se sposati - giungono in Siria attraverso i 300 banchieri informali (hawaladars), in maggioranza pakistani, operanti nel paese iberico. Indagini precedenti hanno appurato che anche l’organizzatore degli attacchi dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed, usò l’halawa spagnola, mentre due pakistani residenti a Barcellona mandarono denaro alla cellula che poi uccise il giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl nel 2002. Come raccontato da La Stampa, un banchiere hawala pakistano residente a Carpi oggi in carcere viaggiava spesso a Parigi per consegnare il contante che si accumulava nella cittadina emiliana. La sua rete era gestita da un boss con base a Dubai, responsabile anche di organizzare pagamenti a trafficanti di droga albanesi e turchi, e ad Al Quaeda in Afghanistan. Infine, la polizia francese sospetta che almeno 20 mila dollari siano arrivati al responsabile della strage a Charlie Hebdo dalla cellula yemenita di Al-Qaeda attraverso l’hawala.

Dopo il massacro di Parigi del 13 di novembre, il governo francese ha proposto nuove misure per contrastare i flussi di denaro usati per finanziare il terrorismo. Il Presidente Hollande vuole intervenire sulle carte prepagate e ridurre ulteriormente il limite di ricarica senza documento di identità, oggi fissato a 250 euro per le carte usa e getta e a 2.500 euro annui per le ricaricabili. I terroristi di Parigi, così come i trafficanti di esseri umani, fanno ampio uso delle carte prepagate: la ricarica, effettuata in qualunque parte del mondo, maschera un pagamento per un viaggio o per un’arma. Ma questa misura non basta, perché più aumenteranno i controlli sulle carte prepagate, maggiore sarà l’utilizzo dell’hawala. Servono invece idee coraggiose e radicali: innanzi tutto, i trasferimenti bancari dovrebbero essere più efficienti e meno costosi, così da attrarre i migranti legittimi, e si dovrebbero pensare forme flessibili e leggere di regolamentazione dell’hawala. Bisogna però riconoscere che la lotta ai flussi di denaro sporco è solo uno degli ingredienti nella lotta al terrorismo. Il controllo del territorio, le politiche di integrazione, l’istituzione di un database nazionale del Dna, la cooperazione tra polizie, la riduzione del mercato nero delle armi e una seria riforma carceraria sono indispensabili. Come diceva Pascal, il movimento dell’oceano intero dipende da ogni singolo ciottolo.

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*Professore di Criminologia all’Università di Oxford, è autore di «Mafie in movimento. Come il crimine organizzato conquista nuovi territori» (Einaudi) e «The Russian Mafia», uscito per la Oxford University Press . Il suo lavoro ha ispirato anche il romanzo «Il nostro traditore tipo» di John le Carré, dedicato al riciclaggio internazionale del denaro sporco, che di lui ha scritto: «Federico Varese in realtà sono due scrittori in uno: un cacciatore di fatti che non ha paura di niente e un appassionato accademico»

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NOTA:

I banchieri hawala operano in tutto il mondo. Le transazioni piu’ significative avvengono attraverso gli Emirati Arabi Uniti, in particolare Dubai. E’ difficile stimare il valore delle transazioni hawala ma di certo valgono diversi miliardi di dollari l’anno.

In Pakistan, la stima ufficiale e’ dai 5 to 7 miliardi di dollari l’anno (http://www.treas.gov/offices/enforcement/key-issues/hawala/).

In India, l’interpol stima che l’hawala corrisponde al 40% del PIL.

Globalmente, il sistema sposta dai 100 ai 300 miliardi di dollari, second una stima delle Nazioni Unite (http://www.un.org/esa/desa/papers/2002/esa02dp26.pdf).

La Stampa ha scritto la storia di un banchiere hawala a Carpi:

http://www.lastampa.it/2015/02/05/speciali/ecco-come-il-denaro-di-immigr...

L’inchiesta spagnola citata nell’articolo e’ stata descritta da El Pais:

http://elpais.com/elpais/2015/02/02/inenglish/1422892172_955064.html

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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