Coca, migranti, pedofilia: l’impero dei clan messicani si allarga fino a sostituire lo Stato. La Stampa 13.07.2015

La guerra alla droga è fallita, i criminali moltiplicano i loro traffici
 

Joaquín Guzmán detto "El Chapo", il narcotrafficante più famoso del mondo, astuto e ricchissimo, senza licenza elementare, soprannominato "Il Tozzo" per la sua figura non proprio atletica, è scappato da una prigione di massima sicurezza. Le modalità della fuga e il calibro del prigioniero rappresentano una sconfitta di proporzioni vastissime per il governo messicano.

"El Chapo" è il simbolo dell'anti-Stato che estende i suoi tentacoli ben oltre il traffico di droga. Oggi Guzmán ha dimostrato di essere più forte della democrazia, dell'esercito e della polizia.

Guzmán era sottoposto a straordinarie misure di sicurezza nella prigione federale di Altiplano, nel centro-sud del Messico, eppure i suoi uomini sono riusciti a costruire un tunnel di un chilometro e mezzo che, partendo dalle docce, raggiungeva una casa nel quartiere a ridosso del carcere. Il tunnel era ventilato e illuminato, largo tra i 70 e gli 80 centimetri, alto un metro e mezzo, con un corrimano lungo l'intero tragitto.

Le autorità hanno trovato anche una motocicletta usata per trasportare i detriti. Come è possibile che nessuno abbia notato nulla di strano negli ultimi nove mesi? Diciotto agenti di custodia sono sospettati di aver facilitato la fuga di Guzmán, ma è lecito dubitare che la giustizia sarà in grado di svelare complicità nelle alte sfere. Polemiche sul presidente Le ripercussioni politiche per il presidente Peña Nieto sono per ora incalcolabili. Il carcere si trova nello Stato dove ha costruito la base del suo potere.

La fuga di "El Chapo" ha dunque un significato simbolico. Durante la campagna elettorale, Peña Nieto aveva ridicolizzato Vicente Fox per essersi fatto scappare "El Chapo" nel 2001. Se la polizia non sarà in grado di arrestare Guzmán in tempi brevi, toccherà al Presidente essere ridicolizzato sulla stampa e in parlamento. Oltre agli aspetti simbolici, altri sviluppi recenti mostrano che l'attuale leader non è riuscito ad invertire la discesa del Paese nell'illegalità. Le indagini sul massacro dei 42 studenti nel settembre scorso hanno rivelato decine di fosse comuni con centinaia di corpi putrefatti.

Mentre il governo si vanta che gli omicidi sono calati del 12.5% nel 2013 rispetto al 2012 (per un totale di circa 23.000 morti), è tragicamente evidente che le cifre sono inaffidabili. Le due riforme degli apparati di sicurezza, presentate come la soluzione al problema della violenza diffusa, si sono arenate, mentre il governo non ha lanciato un programma per ridurre la corruzione endemica. Inoltre l'amministrazione messicana continua a sottoscrivere i principi della War on Drug inaugurata da Richard Nixon, mentre altri Paesi latino-americani hanno imboccato la strada della legalizzazione di alcune droghe. Sorge il sospetto che i lauti finanziamenti americani siamo il fattore cruciale dietro questa scelta politica.

Gli affari dei cartelli Nel frattempo, il narcotraffico ha cambiato natura, estendendo i suoi interessi ben oltre il trasporto della cocaina e delle metanfetamine verso gli Stati Uniti. I cartelli sono diventati forme di governo, radicati nella maggior parte del Paese, dove estorcono le attività economiche legali e controllano la politica.

Era uno sviluppo ampiamente prevedibile: se un gruppo criminale ha la forza di gestire rotte miliardarie, sarà anche in grado di controllare altri aspetti della vita delle comunità dove opera. La stessa capitale non è immune. Una indagine pubblicata di recente sul quotidiano "La Reforma" ha documentato come anche nei quartieri alla moda di Mexico City i negozianti sono costretti a pagare il pizzo. Il proprietario di un bar che si è rifiutato è stato freddato in pieno giorno.

Nell'inferno creato dalle mafie messicane vi sono sinergie raccapriccianti. I cartelli controllano le zone del confine con gli Stati Uniti. Due gruppi, gli Zetas e il Cartello del Golfo, intercettano chi cerca di attraversare nei loro territori. In alcuni casi, si limitano a imporre una tassa di passaggio. In altri casi, rapiscono i migranti più giovani, i quali vengono sfruttati nei modi più vergognosi. Secondo uno studio della Coalition Against Trafficking, il Messico è il primo produttore di pedopornografia nella regione. Le vittime di questa industria sono soprattutto giovanissimi stranieri, rapiti nelle zone di confine mentre cercano di entrare negli Usa.

Il governo dei narcos produce mostri. La pressione militare e gli arresti di alcuni boss hanno avuto effetti limitati. Molti cartelli un tempo centralizzati e estesi su un territorio molto vasto, si sono polverizzati in gruppi più piccoli i quali sono in grado di resistere meglio agli attacchi delle autorità. Il futuro organizzativo dei narcos consiste nel creare alleanze tra gruppi diversi che si accordano sulla divisione del territorio e accettano di non farsi più la guerra. Non è un caso che il cartello guidato dall'astuto "El Chapo" sia una federazione di gruppi autonomi. Il timore è che tali strutture sostituiscano presto lo Stato federale messicano.

Federico Varese

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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