Come smantellare l`industria dei pirati, Il Mattino 22.12.2011

Come smantellare l`industria dei pirati

Federico Varese

(Il Mattino, 22 Dicembre 2011)

L`odissea della petroliera italiana 1.2 « Savina Caylyn» è finita. I 22 membri dell`equipaggio, tra cui cinque italiani, possono riabbraciare i loro cari, dopo undici mesi prigionia. Sembra certo che siano stati pagati 11 milioni e mezzo di dollari. In Italia, tutte le maggiori autorità hanno espresso la loro soddisfazione, dal Presidente del Consiglio, al Sindaco di Napoli e all`armatore Luigi D`Amato. Superata l`euforia iniziale, è bene riflettere sulla vicenda a mente fredda. E chiederci se questa soluzione può essere un modello per il futuro. La risposta è negativa. Quando si è comodamente seduti dietro una scrivania, senza avere i propri cari in pericolo è facile assumere una posizione moralista contro il versamento di denaro ai pirati. In questo caso non si tratta di un riscatto nel senso stretto del termine, in quanto il versamento è stato fatto dagli assicuratori, come previsto dalla polizza sottoscritta abitualmente dagli armatori. Senza dubbio, l`equipaggio correva un serio pericolo. “Se l`intervento militare viene, queli che muore prima è gli ostaggi” ha dichiarato, in un italiano difficilmente riconoscibile, il traduttore ufficiale del gruppo che teneva in ostaggio la Savina Caylyn ad una radio nel maggio scorso. Nel febbraio di quest`anno, quattro velisti americani sono stati uccisi proprio mentre i Navy Seals stavano per abbordare lo yacht. Per quanto la dinamica di questo caso risulti confusa e i pirati neghino la responsabilità dell`omicidio, non vi è dubbio che le operazioni di liberazione possano rivelarsi fatali per gli equipaggi. Venire a patti con i pirati ha però conseguenze di lungo periodo. In particolare, sottostare ai ricatti ha due effetti: innanzitutto, non si ha mai la certezza che i patti verranno rispettati. Ad esempio non possiamo essere certi che col tempo i prezzi dei riscatti non salgano, che gli ostaggi vengano davvero rilasciati e che gli equipaggi non diventino vittime di guerre intestine tra criminali. Se ne accorse già il presidente americano Thomas Jefferson, che cercò di venire a patti con il Pascià di Tunisi Yusuf Karamanli. Questi, giunto al potere nel 1796, si specializzò nella guerra di corsa contro le navi statunitensi che transitavano lungo le coste della Trip olitania. Per assicurarsi il proprio quieto vivere, gli Stati Uniti cominciarono a versare un tributo di circa 1 milione di dollari l`anno. Tuttavia, nel 1800 Karamanli decise di aumentare il pizzo. Jefferson rifiutò, dando inizio ne11802 alla prima guerra barbaresca. Per tornare i tempi nostri, le navi italiane sono particolarmente appetibili perché gli armatori nostrani pagano i riscatti più alti. Il secondo effetto consiste nel finanziare uno stato criminale, che col tempo si radica e sconfigge coloro che vivono onestamente. Non dimentichiamo che i pirati hanno basi sulla terraferma, dove nascondo gli ostaggi. Pagare i riscatti fa si` che lo stato di cose criminale si normalizzi e la pirateria diventi la principale industria del paese. La base dei rapitori dell`equipaggio della Savina Caylyn è la citta somala di Haradhere. Qui addirittura esiste dal 2009 una borsa che serve a finanziare le attività dei vari equipaggi. Secondo uno dei fondatori, sono listati ben 72 `compagnie`. Le azioni possono essere comprate da chiunque e si può pagare in vari modi. Una giovane donna ha contribuito con una granada, e ha guadagnato 75 mila dollari. Questi finanziamenti radicano la pirateria nella comunità locale e aumentano le risorse a disposizione dei criminali, rendendo le spedizioni più pericolose. Le autorità cittadine non fanno mistero del fatto che una percentuale di ogni riscatto va a finanziare il bilancio cittadino. Cosa fare? La risposta viene da un ex pescatore, intervistato dalla BBC: “L`unico modo per porre fine alla pirateria in Somalia è la formazione di un governo efficace, in grado di difendere la nostra fonte di sostentamento principale, la pesca. Quando questo avverrà, poseremo le armi, libereremo gli ostaggi e saremo pronto a tornare al lavoro”. Pagare i riscatti non fa altro che allontanare questo giorno.

 

(Il Mattino, 22 Dicembre 2011)

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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