Così in Grecia la mafia allarga il suo potere grazie alla crisi. La Stampa, 05.07.2015

Così in Grecia la mafia allarga il suo potere grazie alla crisi. La Stampa, 05.07.2015

 

Mentre i cittadini greci vanno alle urne per approvare o meno il piano della Troika, le cancellerie europee meditano sulle implicazioni geopolitiche della crisi greca e su quale sarà il ruolo di Mosca. Nel frattempo la Grecia è già entrata nell’orbita dei più potenti gruppi criminali post-sovietici, i quali controllano importanti settori dell’economia, impongono il pizzo sia ad Atene che a Salonicco, usano la Grecia come base per commettere reati nel resto d’Europa (Italia compresa) e hanno a disposizione abbastanza denaro per comprare parte del sistema bancario e corrompere le autorità locali. Solo pochi giorni fa un potente boss georgiano, Lasha Shushanashvili, è stato inspiegabilmente rilasciato.

La presenza della mafia post-sovietica nella penisola ellenica affonda le sue radici nei drammi della storia europea. Il genocidio dei greci del Ponto avvenne tra il 1914 e il 1923, quando l’Impero ottomano massacrò non meno di 750.000 cristiani ortodossi e cercò di cancellare la loro cultura. I sopravvissuti furono costretti a lasciare le loro case sulle rive del Mar Nero e sulle montagne del Ponto (già descritte da Plinio il Vecchio) per rifugiarsi in Grecia e in Georgia. Durante il periodo sovietico, questo gruppo etnico non dimenticò le sue radici e, a partire dal 1988, molti sono tornati in Europa. Oggi circa 400.000 persone di origine georgiana vivono in Grecia e tale migrazione ha dato vita ad una comunità dove è facile mimetizzarsi, al pari di quanto avveniva nella comunità italiana a New York per i mafiosi siciliani. Come la repressione fascista spinse molti uomini d’onore a scappare oltre oceano negli anni venti, così la lotta alla potentissima criminalità organizzata georgiana iniziata nel 2008 dal governo filo-occidentale di Mikheil Saakashvili ha spinto molti criminali a rifugiarsi in Grecia, dove è facile comprare passaporti, corrompere le autorità e dove una mafia autoctona non esiste.

La figura centrale della mafia post-sovietica è il vor-v-zakone, “il ladro che rispetta il codice”: è questo il titolo più importante nella gerarchia della criminalità organizzata nata nel Gulug sovietico. Fonti locali molto attendibili mi confermano che oggi vi sono più di 100 vory attivi in Grecia, “ognuno con un suo territorio di competenza e a capo di una Famiglia che conta dai dieci ai venti affiliati”. Un esercito di più di mille persone. Come ogni mafia che si rispetti, i vory impongono il pizzo e controllano diversi settori dell’economia di Atene e Salonicco. Il racket ha preso le mosse con le estorsioni ai locali notturni e alle discoteche specializzate in musica popolare, i famosi Bouzouki, ma il controllo si è presto esteso ad altri settori dell’economia legale e al traffico di droga. La Grecia è lo snodo dell’asse balcanico attraverso il quale entra in Europa l’eroina asiatica, e i vory controllano questa rotta. Ma c’è di più: i boss georgiani stanno cercando di entrare nel mercato della cocaina e per questo mantengono solidi contatti con la `Ndrangheta calabrese. Il piano consiste nel comprare flotte di navi e corrompere le autorità portuali per far diventare la Grecia il maggior centro di smistamento della cocaina in Europa (solo il mese scorso, 3.500 chili di polvere bianca sono stati sequestrati ad Atene).

Di una cosa va dato atto alle autorità greche: molti vory sono dietro le sbarre. Ma si registrano anche episodi inquietanti. Lasha Shushanashvili pesa quasi cento chili, ha uno sguardo simpatico e fa parte dell’aristocrazia della mafia post-sovietica. Il suo soprannome è Lasha Rustavi (dal nome di una città georgiana) ed è stato, fino al gennaio del 2013, il luogotenente del clan Rustavi/Tblisi, una delle due Famiglie più potenti della mafia georgiana. Dopo l’omicidio del boss, Lasha decide di organizzare un congresso del clan per eleggere il successore. Decine di affiliati convergono sulla capitale greca e la riunione si tiene senza intoppi. C’è però un dettaglio: Lasha è formalmente detenuto e ha dunque organizzato l’evento (skhodka, nel gergo della mafia) dal carcere. Le stranezze non finiscono qui: ricercato dal 2010 dalla autorità spagnole e georgiane, Lasha ha vissuto in un hotel di lusso nel centro di Atene fino al 2012, quando è stato finalmente arrestato. Qualche giorno fa è stato rilasciato e la sua estradizione negata. Oggi è un uomo libero. 

Le coste greche distano poco più di trecento chilometri da quelle italiane e ci sono diversi traghetti in partenza ogni giorno da Bari. Proprio nella città pugliese è stato commesso un omicidio nel 2012. Secondo le indagini della squadra mobile di Bari e del Servizio Centrale Operativo, è stato Lasha ad ordinare l’esecuzione. Rezo, un georgiano di cinquanta anni, giace senza vita in un bagno di sangue in Piazza Aldo Moro a pochi passa dalla stazione. Il corpo è coperto di tatuaggi, sul dorso del piede, sulla caviglia, sul petto. Le stesse immagini che si trovano sui corpi dei vory descritti dallo scrittore russo Varlam Shalamov nel suo capolavoro I Racconti di Kolyma. Mentre i protagonisti della politica europea non riescono a trovare un accordo sul deficit e la Grecia scivola nel caos, le mafie post-sovietiche hanno già un piano per il futuro del continente.

Federico Varese

 

Qui un resoconto in georgiano dell'artiolo.

Qui una verione in russo dell'articolo.

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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