Droga, fedi, etnie contro: tutti i demoni della Birmania. Origami-La Stampa. 07.04.2016 [In Italian]

Droga, fedi, etnie contro: tutti i demoni della Birmania.

Origami-La Stampa 07.04.2016

Federico Varese

http://www.lastampa.it/2016/04/06/speciali/origami/droga-fedi-etnie-cont...

Il 25 marzo di quest’anno sono stati quotati per la prima volta titoli azionari nella nuova Borsa Valori di Rangoon, il centro finanziario della Birmania. Pochi giorni prima si è insediato il primo governo eletto dal popolo. Aung San Suu Kyi, la paladina dei diritti umani, è diventata ministro degli esteri, mentre un rappresentante del suo partito è stato eletto presidente del paese. Dopo 54 anni di dittatura militare, i due pilastri delle società ben ordinate di ispirazione occidentale sono visibili: la democrazia e il mercato. Queste due istituzioni dovrebbero avere un potere di civilizzazione: gli scambi commerciali ridurre la propensione a farsi la guerra e le aule parlamentari moderare i bollenti spiriti dei demagoghi. Eppure la fine delle dittature nei paesi dell’Est e in Medio Oriente ci ricorda che la transizione al mercato e alla democrazia non è mai priva di pericoli e insidie.

Chi passa oggi per le vie di Rangoon può tuffarsi nel passato coloniale e ammirare il cadente Pegu Club, dove i gentlemen britannici avevano ricreato l’atmosfera dei più esclusivi club della capitale inglese. Per oltre un secolo, Rangoon è stata uno dei centri commerciali più importanti dell’Asia; la Birmania inglese esportava gomma, tungsteno, piombo, argento e giada in tutto il mondo. Arrivò fino a produrre 6.5 milioni di barili di petrolio l’anno. Già allora, il sistema economico era profondamente intrecciato all’identità etnica: ogni gruppo controllava un settore diverso dell’economia. Ai cinesi e bengalesi andava il commercio al minuto, agli indiani i servizi finanziari, mentre ai birmani erano riservati i lavori più umili. Il gruppo più odiato era un’etnia Tamil specializzata nei prestiti di denaro: durante la grande depressione del 1929, questi intermediari finanziari entrarono in possesso di moltissime terre di contadini falliti. Negli anni successivi, molti politici birmani usarono questo episodio per incitare all’odio razziale. Se i Birmani si sentivano vittime di gruppi etnici ‘importati’ dagli inglesi, altre nazionalità--i Kachin, i Karen e gli Shan—avevano subìto l’imperialismo birmano ed erano filo-inglesi.

Gran parte della storia di questo paese, per chi vuole rinvangarla, è una storia di oppressioni, di guerre e odi profondi. Gli stessi eroi dell’indipendenza, di cui fu un capo il padre di Aung San Suu Kyi, hanno sempre avuto due obbiettivi: liberarsi dal controllo di Londra e affermare l’identità birmana a scapito di quella di altre nazioni. Per portare a termine il loro progetto, non esitarono ad allearsi al regime filo-fascista giapponese. Quando i nazionalisti e i giapponesi scacciarono gli inglesi nel 1942, più di un milione di persone dovettero scappare verso l’India, uno degli esodi più massicci nella storia delle migrazioni mondiali. Molti morirono durante il viaggio. Dopo l’indipendenza, il controllo dell’economia è passato attraverso la discriminazione razziale. Il colpo di stato militare del 1962, giustificato da ragioni di sicurezza nazionale, era un progetto di dominio economico. La prima misura fu di nazionalizzare le imprese e espropriare i beni delle minoranze. Una serie di leggi, culminate in quella sulla cittadinanza del 1982, ha legalizzato un sistema di apartheid: solo chi ha sangue birmano puro può ottenere la piena cittadinanza, mentre tutti gli altri gruppi etnici sono discriminati. Il progetto di distruggere quanto resta della società plurale promossa dagli inglesi continua: dal 2013 sono state presentate leggi volte a scoraggiare i matrimoni misti, le conversioni religiose e a limitare il numero di figli per chi professa la fede mussulmana. Gli ispiratori di questi provvedimenti sono alcuni monaci buddisti, guardiani della purezza della razza e della religione. Ed è un monaco buddista che ha fondato il ‘Movimento 969’, che fa propaganda contro il pericolo musulmano. Gruppi xenofobi simili, come l’Associazione per la Protezione della Razza e della Religione, fanno proseliti. Alla propaganda sono purtroppo seguiti i fatti: nel giugno 2012 novanta Rohingya (la minoranza mussulmana) sono stati trucidati, mentre più di 100.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case e vivono in campi profughi. Il massacro è stato apertamente apprezzato da un partito nazionalista (Rakhine National Party). Come reazione agli attacchi, un movimento che promuove una versione rigorosa dell’Islam (Tablighi Jamaat) ha cominciato ad organizzare forme di auto difesa armata. Quando la democrazia non è temperata da leggi liberali contro l’odio razziale, essa amplifica le fratture che attraversano la società. Quando alcune minoranze non sono protette, si rischia la guerra civile.

I conflitti etnici si combattano anche attraverso l’eroina. Alcune gruppi armati al confine con la Cina e la Thailandia hanno usato l’economia della droga per finanziare campagne di secessione, come il temibile Esercito Unito degli Wa. Il regime militare ha risposto promuovendo la formazione di milizie fedeli all’esercito regolare, le quali proteggono la produzione di droga. Secondo stime recenti, nell’intero paese vi sono non meno di 35 di queste milizie, per un totale di circa 10.000 uomini. Quando ho visitato la città di Muse, al confine con la regione cinese dello Yunan, dove transita la maggior parte dell’eroina birmana destinata alla Cina, mi sono reso conto che un gruppo armato controllava le strade e imponeva una tassa alle auto in transito. Anche il traffico di esseri umani passa attraverso questi individui. A Ruili, la città-gemella di Muse sul versante cinese del confine, le donne, scortate dai miliziani, vengono messe in mostra e poi vendute a cinesi in cerca di moglie.

Il passo dall’economia criminale a quella legale è breve: ad esempio, il “Re dell’Oppio” Lo Hsing-han ha fondato il gruppo finanziario Asia World Company, con interessi nell’edilizia, nello spettacolo e nel turismo. Nel frattempo, il mercato illegale cresce. La produzione di metanfetamine e di eroina vale, secondo uno stima molto conservatrice del Congresso Americano, da 1 a 2 miliardi di dollari all’anno, ed è il terzo export del paese, dopo la giada e il gas naturale. Solo nello stato di Shan, al confine con la Cina, vi sono almeno 200.000 famiglie che coltivano l’oppio. Produzione e consumo di droga sono cresciuti del 13 percento nel 2013 rispetto all’anno precedente. Nello Shan, 57.800 ettari, il doppio di quelli registrati nel 2006, producono 870 tonnellate di oppio (erano 326 nel 2005). La coltivazione della droga ha un effetto devastante sulla popolazione locale. Dal sessanta all’ottanta percento dei giovani in queste zone sono assuefatti alle metanfetamine. Una pillola costa da uno a tre dollari, una dose di eroina si compra per un dollaro. Intere città sono abitate da fantasmi. Qui più libertà di mercato significa più droga.

Se la democrazia è arrivata a Rangoon, parti del paese sono ancora governate dai signori dell’eroina. I quali però non disdegnano un seggio un parlamento. È il caso del neo-senatore Zakhung Ting Ying, un trafficante che guida una milizia. Ha condotto una campagna elettorale basata sull’intimidazione degli altri candidati, secondo la denuncia della Lega Nazionale per la Democrazia. Negli interstizi del sistema democratico prosperano le classi violente, che a loro volta generano reazioni incivili. Anche in Birmania, come in Messico, sono sorti gruppi di cittadini armati contro i narcos. Il più agguerrito si chiama Pat Jasan, arroccato sulle montagne dello stato del Kachin e ispirato da principi cristiani (in questa zona, la religione principale è quella cattolica). Fanno irruzione nei ritrovi dei tossicodipendenti, li interrogano e li costringono ad entrare in fortificati centri di riabilitazione. Chi non si pente difronte a Dio viene frustato. Da gennaio ad oggi ci sono stati diversi scontri a fuoco tra Pat Jasan e le milizie di trafficanti. Il mercato e la democrazia hanno un lato oscuro. La comunità internazionale deve aiutare la coraggiosa Aung San Suu Kyi a imbrigliare i demoni che ancora percorrono il suo paese.

Da Leggere: Richard Cockett, Blood, Dreams and Gold. The Changing Face of Burma, Yale University Press, 2015.

Peter Popham, The Lady and the Peacock: The Life of Aung San Suu Kyi, Rider, 2012.

I dati sulla produzione di droga sono tratti da: Liana Sun Wyler, Burma and Transnational Crime, Congressional Research Service, 2010; UNODC, Southeast Asia Opium Survey, 2013; Transnational Institute, Bouncing Back: Relapse in the Golden Triangle, 2014.

Lo studio classico sulla 'societa' plurale' e' di J.F. Furnivall, Colonial Policy and Practice: A Comparative Study of Burma and Netherlands India (Cambridge: Cambridge University Press, 1948/ New York: New York University Press, 1948).

Il grande romanzo di George Orwell, I Giorni in Birmania (1934) va letto insieme allo straordinario saggio-viaggio di Emma Larkin (uno pseudonimo), Finding George Orwell in Burma (2011).

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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