Eric Hobsbawm 1917-2012: il ricordo di Federico Varese [in Italian]

Eric Hobsbawm 1917-2012(*)

Eric Hobsbawm, lo storico inglese morto oggi a Londra all’età di novantacinque anni, è stato l’uomo del ventesimo secolo che ci ha raccontato in modo impareggiabile l’età moderna, in una serie di libri a tutt’oggi indispensabili per chi vuole capire il mondo contemporaneo. È stato anche un uomo che ha vissuto appieno le speranze e le contraddizioni delle sinistra europea e del movimento comunista internazionale. Oggi verrà ricordato in molti paesi per motivi diversi. Ad esempio, era un amico fraterno di Giorgio Napolitano, con cui scrisse Intervista sul PCI, e l’autore di molte pagine sulla storia italiana.

 

Qui in Inghilterra, il paese dove vivo e insegno, verrà ricordato per più di una ragione. Gli studiosi di storia gli saranno grati per aver svecchiato nel secondo dopoguerra una disciplina impantanata in confini angusti e limitati. Il pubblico lo ricorderà come un grande divulgatore e conferenziere. Chi, come come me, ha avuto modo di conoscerlo, non dimenticherà un uomo generoso e appassionato che, inspiegabilmente, non ha mai rotto pubblicamente con l’Unione Sovietica e la sua appendice britannica. Più di tutto, va ricordata la sua vita emblematica di inglese ebreo laico nato ad Alessandria d’Egitto, istruito a Berlino e rifugiato in Inghilterra dopo l’ascesa al potere di Hitler, una vita narrata in Anni Interessanti (2002).

 

Quando Hobsbawm si affacciò sulla scena accademica inglese, la storia era dominata da un interesse quasi esclusivo per la vita dei grandi uomini (e ben poche donne) e per la storia politica scissa da quella sociale ed economica. Al pari della Scuola de Les Annales in Francia, il gruppo di storici riuniti intorno al “Communist Party Historians Group” promosse la studio della vita quotidiana e materiale. Hobsbawm e i suoi compagni fondarono una rivista molto influente, Past & Present. Il successo di questo visione è stato tale che oggi essa rappresenta il paradigma dominante. La trilogia dei volumi sul diciannovesimo secolo (L’età delle rivoluzione;  il trionfo della borghesia; l’età degli Imperi) uniscono l’attenzione al dettaglio con una visione generale del movimento storico di impostazione marxista, ma mai grettamente materialista.

 

In più punti il lavoro di Hobsbawm è discutibile. Ad esempio, lo studioso inglese interpreta la mafia siciliana (in Primitive Rebels, 1958) come un movimento di rifiuto e ribellione “primitiva” contro il capitalismo, assimilato agli anarchici dell’Andalusia o ai fasci siciliani. In realtà non vi è nulla di primitivo nella mafia siciliana. Al contrario, essa è un fenomeno moderno, che convive e prospera proprio in economie di mercato imperfette, dove lo stato non è in grado di governare appieno i processi economici. Un libro che io ho amato molto, Nazioni e Nazionalismi (1991) mostra come l’attaccamento ad una nazione sia tutt’altro che un fenomeno naturale. Gli stati “inventano” un passato che non c’è per forgiare la nazione (vedi anche il volume curato L’Invenzione della tradizione, 1983). Eppure il nazionalismo rimane un movimento che sia la teoria liberale che quella marxista faticano a spiegare, anche se sono perfettamente in grado di decostruirlo. Perché mai uomini e donne si fanno prendere da questa “febbre” quando dovrebbero preoccuparsi esclusivamente della loro situazione materiale (marxismo) o dei vantaggi del libero scambio (teoria liberale)? Come la mafia, anche il nazionalismo convive perfettamente con il capitalismo avanzato e la democrazia occidentale. Perché? E’ ovvio che bisogna andare oltre i vecchi paradigmi per giungere ad una risposta convincente. 

 

La vita di Hobsbawm è essa stessa istruttiva e emblematica del Secolo breve, il titolo di uno dei suoi libri più famosi. Nato in Egitto l’anno della Rivoluzione d’Ottobre sotto le insegne dell’Impero Britannico da una famiglia di origine polacca, passò l’infanzia a Vienna. Dopo la morte del padre, si trasferì a Berlino dove, un giorno d’inverno del 1933, al ritorno da scuola, vide lo strillone annunciare la nomina di Hitler a Cancelliere. Fu in questo periodo che maturò la fede socialista. Raggiunta l’Inghilterra nel 1934, fu ammesso al King’s College di Cambridge nel 1936, dove studiò per diversi anni. E proprio al King’s College ebbi modo di incontrare per la prima volta (negli anni novanta) questo signore altissimo, occhialuto, elegante, forbito, generoso e stranamente cocciuto. Il paese che oggi piange la sua scomparsa fu anche il paese che gli permise di condurre una vita ricca di studi, di affetti e di passione per la politica e la storia. Questa vita non sarebbe stata possibile nell’Unione Sovietica, un regime che Hobsbawm idealizzò, ma non conosceva a fondo e non capì.

 

Federico Varese

 

 

(*) una versione di questo articolo è uscita su Il Mattino, 2 ottobre 2012.

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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