La banalita' dell'adulterio: Il caso Petraeus [In Italian]

La vicenda che ha portato alle dimissioni del capo della CIA David Petraeus si interseca con complesse questioni geopolitiche, come il massacro all’ambasciata americana di Bengasi, la riconferma alla Casa Bianca di Barack Obama, la competizione costante tra CIA e FBI e i delicati rapporti tra poteri nel sistema costituzionale statunitense. Eppure l’aspetto più affascinante è un altro: alza il velo sulla vita quotidiana dei grandi uomini e ci fa scoprire, ancora una volta, le loro debolezze.


Ognuno di noi ha una certa immagine del Direttore della più importante agenzia di intelligence del mondo. Pensiamo che sia un uomo (dalla sua fondazione nessuna donna ha avuto l’onore) istruito e avventuroso, a metà tra Jack Ryan, il personaggio inventato da Tom Clancy, e James Bond. Ci hanno detto che l’epoca successiva alla guerra fredda è caratterizzata dal cybercrime. Possiamo solo fantasticare sulle sofisticatissime attrezzature a disposizione della CIA per fronteggiare questa nuova battaglia, gli occhi satellitari, le telecamere in ogni angolo del mondo, i server sicuri, i cellulari ultimissimo modello. E l’uomo che presiede a tutto questo dispiego di mezzi prenderà chissà quali precauzioni per comunicare con il suo staff, gli amici e la famiglia. Le sue stesse amicizie saranno sottoposte a chissà quali controlli. Invitare a cena il Direttore della CIA richiederà mesi di preparazione, un team munito di unità cinofile e una dozzina di addetti alla bonifica ambientale. Dopo tutto, quando Jack Ryan invitò a cena un esponente della Casa Reale inglese ci rimise quasi la pelle, se vogliamo credere al film Giochi di Potere (1992).


Invece veniamo a scoprire che anche il più grande stratega americano della sua generazione, David Petraeus, è fallibile. “L’eroe” della campagna in Iraq aveva aperto un indirizzo di posta elettronica gmail, come un comune mortale. Da questo indirizzo privato, mandava messaggi alla amante Paula Broadwell, una donna di vent’anni più giovane. La relazione è stata scoperta quando la gelosa Paula aveva cominciato a mandare messaggi anonimi ad una rivale, Jill Kelley. Ma la relazione era nota anche al marito della Broadwell, che sembra abbia mandato qualche mese fa una lettre à clef al New York Times. Chi doveva capire ha capito.


Avere un’amante equivale, in tutto e per tutto, ad intraprendere un’operazione coperta da segreto. Ci aspettiamo dunque che gli agenti della CIA sappiano il fatto loro in questa delicata materia. Essi hanno diversi vantaggi rispetto a noi: possono invocare “motivi di sicurezza nazionale” per giustificare comportamenti sospetti. Devono però seguire alcune regole. Ad esempio, lasciare il minor numero di tracce possibili e mantenere una mente fredda. Ma col passare del tempo anche le spie migliori si rilassano: dimenticano di distruggere una ricevuta compromettente, lasciano in borsa il cellulare segreto che suona al momento sbagliato, alzano il telefono e chiamano l’amata in maniera impulsiva. Col tempo, il castello di menzogne acquista sempre nuove stanze e diventa difficile da mantenere. Come ha scritto John Le Carré, “Con la ripetizione, ogni menzogna diventa un fatto irreversibile sul quale altre menzogne sono costruite”.


La grande stampa americane si chiede oggi se dietro l’indagine che ha portato alle dimissioni dell’ex generale non vi fosse un piano ingegnoso. Sembra di no. Molto più prosaicamente, Jill Kelley ha chiesto ad un amico che lavora all’FBI di indagare su quei messaggi sospetti e, dopo diversi mesi di analisi forensiche, la polizia federale ha scoperto la relazione tra i due. Come è prevedibile, oggi il generale è “affranto” e la moglie “furiosa”. La banalità di un storia extra coniugale acquista valenza globale solo perché un protagonista è un grande uomo.


 


Non so se l’establishment militare e spionistico americano ha perso davvero un grande uomo. Più che altro, Petraeus sembrava una persona di buon senso. La grande rivoluzione dottrinale che porta il suo nome sostiene che una forza di occupazione deve preoccuparsi non solo di uccidere i memici, ma anche di proteggere la popolazione locale, rispettare i civili e promuovere lo sviluppo delle infrastrutture. Solo nel primo decennio del duemila gli Stati Uniti hanno capito cosa successe in Vietman quarant’anni fa. La morale è dunque questa: le grandi nazioni impiegano decenni ad imparare le lezioni della storia, mentre i grandi uomini dimenticano di prendere banali precauzioni.


Federico Varese


(Il Mattino, 13.11.2012)


 


 


 


 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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