La nomina di Raffaele Cantone (La Stampa, 11.03.2014) [In Italian]

La nomina di Raffaele Cantone


La nomina di Raffaele Cantone a Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione è una buona notizia. In passato il magistrato napoletano ha giudato processi complessi contro la criminalità organizzata in Campania e i suoi addentellati in Europa. Più di recente è stato un componente attivo di diverse commissioni governative, come quella che ha presentato un denso Rapporto sul contrasto alla criminalità nel gennaio di quest’anno. Meglio di ogni altro magistrato italiano, egli si rende conto che per sconfiggere l’illegalità non basta aggiungere un altro reato al codice penale o inasprire le pene. Si trova quindi nella posizione ideale per spiegare alla classe politica che si combatte la corruzione aggredendone le cause, con strumenti diversi da quelli messi a disposizione del Codice Penale. Eppure oggi Cantone corre il rischio di diventare il Presidente autorevole di un’agenzia minuscola, disperatamente alla ricerca di visibilità e con pochissima capacità di incidere. L’unica soluzione duratura è porre questo tema al centro di ogni decisione del Governo Renzi.


Tra molti osservatori è diffusa l’idea che la lotta alla corruzione sia una impresa complicatissima. In verità gli studiosi hanno idee abbastanza chiare su quali siano le variabili chiave. Lo sviluppo economico è uno dei fattori che meglio predice il livello di illegalità in un paese. Per quanto sia difficile stabilire i rapporti di causa-effetto (viene prima lo sviluppo o l’onesta?), senza dubbio i paesi più ricchi sono anche i meno corrotti. Ecco dunque una prima misura per aggredire il fenomeno di cui si occuperà Cantone: mettere al centro dell’azione di governo la crescita. Il Presidente del Consiglio non dovrebbe mai perdere l’occasione di ricordare ciò al paese. La crescita però non basta. L’Italia ha lo spiacevole primato di essere un’eccezione alla regola. Il nostro tasso di corruzione è ben al di sopra della media degli stati con uno sviluppo economico simile. In un modello con una ventina di paesi che mi è capitato di costruire, il “numero di leggi” risulta essere un’altra variabile statisticamente significativa nel predire il livello di corruzione. Ad esempio, nel 2003, il Parlamento italiano ha approvato 173 leggi, mentre il Regno Unito 50, la Spagna 82 e la Germania 85, nazioni che hanno, secondo Transparency International, livelli di corruzione inferiori al nostro. Una proposta rivoluzionaria sarebbe mettere un limite al numero di leggi approvate ogni anno, ad esempio non più di cento. Se Londra, Madrid e Berlino ce la fanno, perché non potrebbe farcela anche Roma?  Più in generale, semplificare la produzione legislativa e riformare la pubblica amministrazione, punti chiavi del programma di questo governo, sono parte integrante di ogni strategia seria di lotta all’illegalità.


Vi sono altre piccole riforme che a mio parere avrebbero un effetto significativo. Il corruttore fa i salti mortali per individuare la persona giusta cui pagare la tangente, e istituisce con essa rapporti di fiducia di lungo periodo. Una innovazione che romperebbe questo equilibrio perverso sarebbe un sistema di estrazione a sorte per gli incarichi che il governo e le amministrazioni locali affidano ai professionisti e ai grand commis del parastato. Si potrebbe stilare una lista di idonei, scelti sulla base delle loro competenze da una commissione indipendente, e poi estrarre a sorta chi va a dirigere quale ente o ottiene quale incarico. In questo modo si eviterebbero casi come quello di Antonio Mastrapasqua, presidente o membro del consiglio di amministrazione di almeno 25 enti. Per i ruoli professionali di competenza delle amministrazioni locali ci si potrebbe semplicemente avvalere, a rotazione, di commercialisti e avvocati iscritti agli albi cittadini, come propose a suo tempo il Vice Sindaco di Novara. Questa riforma introdurrebbe elementi di incertezza nei rapporti tra potenziali corrotti e corruttori. Un sistema nazionale di tracciabilità online delle pratiche pubbliche aumenterebbe invece la trasparenza della pubblica amministrazione, e i cittadini potrebbero ricostruire la storia di ogni singola decisione che li riguarda. Un’altra innovazione legata ad internet sarebbe promuovere anche in Italia il sito Ho pagato una tangente (https://www.ipaidabribe.com/). Tale piattaforma, introdotta dapprima in India e ormai famosa in tutto il mondo, permette ai cittadini di raccontare, facendo o meno i nomi, i loro incontri quotidiani con funzionari più o meno onesti. Si creerebbe così una mappa costruita dal basso dei settori dove la corruzione è più diffusa. Infine, l’Autorità Nazionale presieduta da Cantone potrebbe essere utilizzata per dare pareri preventivi sull’impatto che ogni provvedimento legislativo ha sulla probabilità di aumentare o ridurre le opportunità di scambi corrotti.


Matteo Renzi ha di recente invocato il “contrasto intelligente alle illegalità”. In questo contesto, l’intelligenza consiste nel capire l'importanza di strumenti diversi dal Codice Penale. Raffaele Cantone può aiutare in questa impresa.

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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