Marijuana legale in Messico una svolta per le Americhe. La Stampa 06/11/2015

Marijuana legale in Messico: una svola per le Americhe

La Stampa

Federico Varese

Vi sono due modi di leggere la decisione della Corte suprema messicana che accoglie il ricorso di un gruppo di attivisti favorevoli alla legalizzazione della marijuana. Una versione vorrebbe che la sentenza sancisca lo status quo, è solo un passo insignificante in una direzione che non verrà mai intrapresa poiché non lo vuole la maggioranza della popolazione messicana, né la classe politica, incluso il Presidente. Un’altra interpretazione suggerisce che il regime proibizionista stia per crollare in tutta l’America Latina, Messico incluso.

Cosa dice esattamente la sentenza dei cinque giudici, quattro a favore e uno contrario? In risposta al ricorso di una associazione chiamata Smart, la Corte ha sancito che «coltivare, possedere e fare uso di marijuana a scopo ricreativo» è un diritto costituzionale. Oggi questi atti sono illegali, ma depenalizzati. A questo punto le opinioni si dividono: per il Presidente Enrique Peña Nieto, la sentenza non apre le porte alla legalizzazione del consumo, del commercio o del trasporto della marijuana. Non fa altro che confermare quello che già avviene in pratica. Il Presidente ha dalla sua parte l’opinione pubblica: secondo un sondaggio recente, solo il 20% della popolazione è favorevole a un cambiamento della legge e l’opposizione della Chiesa cattolica è netta. Gli esperti aggiungono che la Corte deve confermare questa decisione in altri cinque casi simili affinché la sentenza stabilisca un precedente in grado di cambiare la legge.

PUNTO CRITICO VICINO

L’interpretazione minimalista dimentica che i cambiamenti epocali non avvengono in maniera graduale. Il crollo dei regimi comunisti nell’Europa dell’Est è stato repentino, come l’emergere della norma contro il fumo nei luoghi pubblici, l’accettazione delle relazioni tra persone dello stesso sesso e l’aborto. Minoranze con lo sguardo rivolto al passato sono dure a morire, ma diventano sempre più marginali. Oltre un certo punto, il cambiamento è inarrestabile, come spiega Malcol Gladwell nel suo saggio magistrale «Il punto critico» (2000).

L’America Latina sta per raggiungere il suo punto critico. L’Uruguay ha legalizzato il consumo nel 2013, in Cile da quest’anno si può produrre cannabis per scopi medici, in Brasile la corte suprema sta dibattendo la depenalizzazione, mentre in Bolivia è legittimo l’uso tradizionale di foglie di coca. In Colombia, il Presidente Santos, un fautore della legalizzazione, ha ordinato la fine del programma di fumigazione aerea di glisofato. Lo stesso Messico ha di recente introdotto l’uso della marijuana per motivi sanitari. Una bambina di otto anni, che soffre di convulsioni a causa di una rara malattia, è stata il paziente zero. Fino a qui gli sviluppi recenti in America Latina, ma non dimentichiamo che quel continente include anche altri due Paesi, Canada e Stati Uniti.

Il programma elettorale del primo ministro canadese, Justin Trudeau, non potrebbe essere più chiaro: «Siamo a favore di legalizzare, regolamentare e ridurre l’accesso alla marijuana». Solo a Vancouver – una città da anni all’avanguardia su questi temi – vi sono 176 negozi che vendono cannabis, ma solo 11 hanno l’autorizzazione. Nondimeno, nessuno è intervenuto per chiuderli e adesso il capo della polizia locale si è detto pronto a collaborare col governo per scrivere una nuova legge, molto probabilmente sul modello di quella in vigore nello stato americano del Colorado.

IL CANADA SARÀ IL PROSSIMO

Nelle fasi di transizione si assiste a molti paradossi. Negli Stati Uniti, ventiquattro Stati hanno legalizzato l’uso della cannabis, ma per il governo federale il consumo rimane illegale, anche per ragioni mediche. Hillary Clinton ha fino ad ora rifiutato di prendere posizione a favore di un cambiamento della legge, ma ha detto chiaramente che, se eletta, non si opporrà alle decisioni di stati che intendono seguire l’esempio del Colorado e dell’Alaska, dove il consumo è libero. Un Presidente Repubblicano potrebbe rallentare, ma non bloccare del tutto, questa valanga.

Solo gli osservatori più ingenui credono che la legalizzazione possa dare un colpo mortale ai cartelli messicani. Questi ultimi subiranno sì una riduzione dei loro profitti, ma continueranno a prosperare attraverso il controllo di altri mercati, di altre merci, di altre droghe. E non vi è dubbio che un consumo smodato possa avere conseguenze negative, come avviene per molti cibi e bevande. È solo giunto il momento di accettare che le persone possono fare scelte diverse dalle nostre e nondimeno meritano rispetto e protezione. I giudici messicani lo hanno capito.

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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