Preferenze, la soluzione sbagliata (In Italian, La Stampa, 31.03.2015)

      Preferenze, la soluzione sbagliata

Benny Tai, il mite professore che ha fondato il movimento Occupy with Love and Peace, ha rischiato la galera per cambiare un sistema elettorale. L’esempio del movimento per la democrazia di Hong Kong dovrebbe spingere i politici italiani a considerare la responsabilità storica che si stanno assumendo con la riforma del nostro sistema di voto. Che effetti avrà l’Italicum di Renzi, approvato ieri dalla direzione del Pd, sulla qualità della democrazia in Italia?

La maggior parte degli osservatori si è scagliata contro i capilista e il premio di maggioranza, spesso per le ragioni sbagliate. I capilista «nominati» sono presenti anche in altri sistemi democratici, come ad esempio nel Regno Unito. I partiti inglesi selezionano i candidati in ogni collegio. Poiché vi sono molti seggi sicuri, il candidato imposto dal partito ha la certezza di essere eletto. Una volta eletto, chi è stato «paracadutato» dovrà conquistarsi la fiducia della maggioranza degli elettori di quella circoscrizione. Margini sicuri possono evaporare facilmente.
Il sistema elettorale italiano non avrà le virtù del maggioritario inglese. Ecco come funziona: ogni circoscrizione ha sei posti in palio e circa 600.000 elettori. I grandi partiti nomineranno i capilista, i quali avranno la certezza di essere eletti. Gli altri candidati si troveranno a competere con i loro compagni di partito per raccattare voti personali. Autorevoli studiosi, come Miriam Golden dell’Università della California e Lucio Picci dell’Università di Bologna, hanno dimostrato che le preferenze aumentano la corruzione. Piccoli gruppi ben organizzati vendono pacchetti di voti in cambio di favori illeciti oppure di denaro. La recente indagine su «Roma Capitale» è solo l’ultima in ordine di tempo a svelare l’intreccio tra criminalità organizzata, imprenditori senza scrupoli e politici a caccia di voti personali. La corruzione elettorale non esiste in Inghilterra poiché è impossibile verificare che i pacchetti di voti promessi si siano diretti effettivamente verso un certo candidato. Questo avviene perché non vi sono le preferenze.
I cittadini italiani non sembrano sentire il bisogno di scegliere tra i candidati di una stessa lista. Ad esempio, nelle ultime elezioni lombarde, solo il 14 per cento ha usato le preferenze. L’elettore si identifica con la proposta generale del partito, ma fatica a distinguere tra candidati di una stessa formazione politica (infatti le differenze sono spesso impercettibili).
L’Italicum – il quale reintroduce il proporzionale su base nazionale – non servirà neppure a creare un legame virtuoso tra eletti e circoscrizione: i collegi sono troppo grandi e conta il risultato nazionale della lista. I deputati italiani saranno invece legati mani e piedi ai leader di partito e a chi assicura loro pacchetti di preferenze.
Gli aspetti più positivi dell’Italicum, come il premio di maggioranza e il ballottaggio tra due coalizioni, rischiano di essere vanificati da un meccanismo di selezione del ceto politico viziato all’origine. Le primarie per i nominati non farebbero altro che estendere i difetti del sistema.
L’Italicum sembra ormai destinato ad essere approvato ed è troppo tardi per cambiarlo. Ci sono due modi per servire la democrazia: quando non c’è, come ad Hong Kong, bisogna lottare per introdurla. Quando esiste, come in Italia, bisognerebbe proteggerla.

Federico Varese

La Stampa. 31.03.2015, editoriale, p. 1.

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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