Rileggendo J M Keynes, ripensando alle mie prime convinzioni

John Maynard Keynes, "Le mie prime convinzioni", Adelphi, 2012

 

Sto rileggendo gli splendidi saggi di J M Keynes, curati da Giorgio La Malfa per Adelphi. Keynes è uno dei pensatori più importanti del XX secolo, e io lo amo sin dai tempi in cui facevo l'Università. Per questo, tanto tempo fa, passai molte notti in bianco per tradurre la biografia di Robert Skidelsky in Italiano (per Bollati Boringhieri, 1989). E per questo andai a studiare a King’s College, il collegio di Keynes, dove sono custodite le sue carte. Così prendere in mano oggi, dopo 25 anni, un libro dal titolo "Le mie prime convinzioni" equivale a ripensare anche alle mie prime convinzioni. E ammetto che non mi ero sbagliato. Pensate solo a questo brano, e alla sua lungimiranza oggi, quando si parla tanto di debito greco:

"Se miriamo deliberatamente a impoverire l'Europa centrale, la vendetta, oso predire, non si farà attendere. Niente potrà allora ritardare a lungo quella finale Guerra civile tra le forze della reazione e le convulsioni disperate della rivoluzione, rispetto alle quali gli orrori della Guerra passata svaniranno nel nulla". Parole scritte nel 1919 ...

Keynes fu un grande scrittore, preciso, ironico, capace di restituirci ritratti magistrali in poche parole. Prendeva in giro militari, ammiragli e burocrati inglesi e americani, arroganti e miopi, tronfie marionette in uniforme. "Melchior, un nemico sconfitto" è il ritratto di un negoziatore tedesco che, con Keynes, riesce a cambiare una clausola che impediva alla Germania di acquistare cibo per sfamare la popolazione, clausola volute dai Francesi. "... Si fece avanti un uomo molto basso, lindo, ed elegante ... gli occhi ci fissavano lucenti e colmi di un dolore inusitato, come quelli di un mansueto animale tenuto al laccio". "Quasi mi innamorai" conclude Keynes. C'è un'altra frase celebre di JMK, contenuta in questo libretto di Adelphi (e ringrazio il curatore per avermi donato una copia): "La civiltà' è una crosta fragile e sottile."

Quei due uomini così diversi da loro, il banchiere tedesco di origine ebrea e il raffinato intellettuale inglese, che sarebbe finito in galera nel suo paese se avesse ammesso di essere omosessuale, si ritrovano per un attimo a difendere la civiltà contro le pulsioni nefaste di uomini miopi e pusillanimi. Speriamo che ci siano anche oggi persone in grado di difendere la nostra civiltà difronte agli orrori di ISIS, del fanatismo, dell'antisemitismo e dell'omofobia (tra le alter cose!). Noi spettatori possiamo solo sperare di aver imparato qualcosa da chi, prima di noi, ha osservato e capito. John Maynard Keynes, economista e scrittore, amante e amato, marito e insegnante, amico, maestro di molti. 1883-1946.

Comments

Posted by giuliano Ferrar... on Sun, 21/02/2016 - 15:20
Caro Federico, Avevo letto una tua ben calibrata intervista a "Repubblica" (o era forse il "Corriere"?) di recente sul caso e ti ho allora inseguito sul blog dove ho visto queste tue righe su Keynes-Melchior e mi è venuta in mente la lettera in tema che mi avevi inviato quando traducevi Skidelsky. Mi son chiesto a questo punto se avevi letto di recente Schuker sulla questione (J.M. Keynes and the Personal Politics of Reparations. In rete). Due articoli su "Diplomacy&Statecraft" caratterizzati da una stridente presunzione di originalità : In short, he put politics above economics ! Questa la conclusione di Schuker. Alla grazia! Deve essersi perso lo Skidelsky che così ricapitolava: In my biography of Keynes I called him an 'unusual economist'. I would now go further. Deep down, he was not an economist at all . Il fatto è che taluni autori, veri "geometri euclidei in un mondo non euclideo", sono pronti a scomodare Freud quando si arrovellano sul Keynes, "in love with Melchior" o sul "did Melchior reciprocate his feelings?" ma altro non danno alla fine che la sensazione che abbia ragione Timothy Ash quando parla di economisti rosi dall' "invidia…per la scienza" ! Keynes semplicemente non era un economista come loro pensavono dovesse essere! Cordialmente, Giuliano Ferrari Bravo

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