Serve un'agenda contro le mafie (In Italian)

Con Paolo Campana, sto lavorando ad un saggio sulle politiche antimafia. Oggi (5 Feb 2013), è uscito questo articolo su La Stampa, e la lista di dieci punti fondamentali:

 

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“Serve un’agenda contro le mafie”

 

Uno dei passaggi chiave nella lotta alle mafie è la riforma della Pubblica amministrazione

L’esperto: le organizzazioni criminali riducono la concorrenza fanno lievitare i prezzi e impediscono lo sviluppo del Paese

 

Federico Varese

Peppino Impastato gridava dai microfoni di Radio Aut: “la mafia è una montagna di merda.” Eppure i partiti continuano a sottovalutare questo scandalo italiano che dura da quasi duecento anni. L’Agenda Monti ha il merito di aver formulato alcune proposte concrete, ma le poche idee utili che circolano in questa campagna elettorale naufragano nella cacofonia assordante dei proclami, dei tweets e dei verdetti sulle apparizioni televisive di Berlusconi. Nessuno sembra capire che la lotta alla mafia è parte integrante dalla riforma dello stato e dei rapporti economici.

Cosa fanno le mafie nell’economia legale? Usano la violenza per penetrare certi mercati locali, come l’edilizia e il piccolo commercio. Monti vuole “mettere al centro della politica economica la concorrenza,” ma questo obiettivo non si ottiene se non si sconfigge la mafia. Infatti queste organizzazioni criminali riducono la concorrenza, scoraggiando gli imprenditori non protetti, e agiscono come garanti di accordi di cartello. Riforme più incisive di quelle proposte sino ad ora sono necessarie. L’Autorità per la Concorrenza dovrebbe avere più poteri e creare al suo interno unità che contrastino attività sospette nelle zone e nei mercati a rischio. Andrebbe inoltre introdotto un meccanismo per la segnalazione di situazioni anomale da parte della Dia e della Procura nazionale antimafia all’Autorità Garante. Rompere i cartelli mafiosi conviene. Ad esempio, quando si è sciolto il consorzio di imprese di calcestruzzo di Caserta (Cedic) protetto dalla Camorra, il prezzo del calcestruzzo è sceso di più del 40%.

Anche la riforma della giustizia civile (citata sia da Monti che dal Pd) è parte integrante della lotta alla mafia. Nelle parti del paese dove la mafia comanda, cittadini e imprenditori sono tentati di rivolgersi a Don Peppe per risolvere controversie e conflitti. In Italia i procedimenti civili di cognizione impiegano in media mille giorni per ciascun grado. Come nota Carlo Cusatelli, ci vogliono otto anni per sapere chi ha vinto una causa civile. Non stupisce che qualcuno sia tentato di usare mezzi più spicci. Ma per rendere la giustizia più efficiente non basta aumentare la spesa: nel 2010, l’Italia ha investito nel sistema giudiziario lo 0,28% del PIL pro-capite, in linea con Germania e Olanda, e decisamente di più di Francia e Inghilterra & Galles. La giustizia italiana è afflitta da un cronico problema organizzativo. Ad esempio, la riorganizzazione del lavoro degli uffici giudiziari elaborata da Mario Barbuto ha permesso di ridurre il carico pendente del Tribunale di Torino del 33% dal 2001 al 2006.

La riforma della pubblica amministrazione è un tassello cruciale della lotta contro la mafia. Le organizzazioni criminali forgiano alleanze di lungo periodo con professionisti e amministratori pubblici. Un primo passo sarebbe affidare alcuni incarichi professionali con un sistema di estrazione a sorte. Il vicesindaco di Novara ha tentato di mettere in pratica questa idea, ma ha incontrato forti resistenze da parte degli ordini professionali. Bisogna inoltre stabilire chiaramente quali sono i comportamenti che costituiscono una rottura del vincolo di fiducia tra dipendente pubblico e cittadini. In quei casi, si dovrebbe almeno poter trasferire in maniera rapida ad altro incarico il funzionario. Il Comune di Corsico ha costituito gruppi di lavoro collettivi per pratiche particolarmente sensibili alle pressioni criminali, come le licenze e gli appalti. Questo permette di aumentare il controllo sull’operato del singolo garantendo una maggior trasparenza all’interno della pubblica amministrazione. Inoltre, rendere le decisioni collegiali permette al dipendente di difendersi contro le richieste di favori. Sarebbe bene sviluppare anche un sistema nazionale per la tracciabilità online delle pratiche che permetta di ricostruire la storia di ogni singola decisione. Infine, bisogna incoraggiare le cosiddette «vedette civiche» (whistleblowers), quei dipendenti pubblici che denunciano illegalità nell’amministrazione.

Questo non è tutto. Insieme a Paolo Campana, ho elaborato altre proposte concrete (ora sul sito www.exlegi.ox.ac.uk). Ad esempio, a nostro parere bisognerebbe estendere le norme della legge sull’incandidabilità al Parlamento a tutti gli eletti; promuovere maggiore centralizzazione delle decisioni sugli appalti (come proposto sia da Monti che da Sel); riformare il sistema di assegnazione dei beni confiscati dalla mafia, come suggerito da Libera e, in alcuni casi, vendere i beni; introdurre maggiore responsabilità delle aziende per atti che promuovono corruzione e mafia; e riformare il credito. La montagna che Peppino Impastato vedeva a Cinisi può essere scalata, e conquistata.

 

Agenda Anti-mafia:

1. Più poteri all’Autorità per la Concorrenza

2. Maggiore efficienza della giustizia civile

3. Maggiore centralizzazione delle decisioni sugli appalti

4. Maggiore responsabilità delle aziende per atti che promuovono corruzione e mafia

5. Adottare Codice etico della Commissione Antimafia 2010 e estendere la legge sull’incandidabilità a tutti gli organi elettivi

6. Semplificazione legislativa

7. Collegi elettorali ampi

8. Adozione di un codice di condotta della pubblica amministrazione

9. Rotazione dei consulenti

10. Creazione di gruppi decisionali collettivi all'interno della PA

11. Tracciabilità online delle pratiche amministrative

12. Proteggere le ‘vedette civiche’ (whistleblowers)

13. Vendere alcuni beni confiscati

14. Riforma del credito

Paolo Campana & Federico Varese

 

 

"Un'analisi profonda"

Roberto Saviano, Repubblica

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