La vittoria ha molti padri, la sconfitta nessuno”, diceva John F. Kennedy. Il risultato delle elezioni regionali nelle Marche deve far riflettere sulle paternità occulte di questa sconfitta. È stato un esito netto (52% a 44%) in una regione governata dal centrosinistra fino al 2020. Una coalizione amplissima non è bastata: il candidato Ricci non ha convinto né chi ha manifestato per la Palestina né chi aveva votato “sì” al referendum sul lavoro promosso dalla CGIL (326 mila contro i 286 mila raccolti da Ricci). Che cosa non ha funzionato e quale lezione può trarne la sinistra nella nostra città?
La lezione cruciale è che chi si candida a sindaca o sindaco deve essere credibile come amministratore locale. Una posizione netta sulle tragedie globali non basta: occorre un programma concreto e radicato nei valori che distinguono la sinistra, dal rifiuto di ogni violenza alla lotta contro le disuguaglianze, in un mondo dove l’1% possiede il 48% della ricchezza.
Se il centrosinistra ferrarese non vuole trovarsi impreparato nel 2029 deve cominciare sin da subito a costruire una visione di città alternativa e credibile, un tema di cui ho discusso insieme a Giada Zerbini alla recente Festa dell’Unità. A mio avviso, una politica progressista deve distinguere tra security e safety: la prima è compito delle forze dell’ordine, la seconda riguarda la qualità della vita. Spostare i problemi da un quartiere all’altro non basta: bisogna affrontare le cause strutturali, come l’aumento disordinato degli studenti universitari, che ha generato un caro-affitti insostenibile e altri problemi. L’idea di Ferrara come città dello “sballo” non può essere il nostro futuro.
Un tema decisivo è l’ambiente, a fronte del crescere delle acque e del caldo. Il pneumologo Alfredo Potena ha ricordato su Il Carlino che lo smog in centro aumenta i tumori: ridurre il traffico significa difendere la salute. Bisogna potenziare il trasporto pubblico tra centro e periferia, che dovrebbe essere gratuito, e creare vere oasi di verde, microgiardini e corridoi ecologici. I concerti sono da sempre parte della vita cittadina estiva, ma vanno collocati in spazi adeguati.
Un progetto culturale di sinistra deve riconoscere che Ferrara non è solo Rinascimento, ma deve valorizzare tutta la sua storia. Servono biblioteche vive, musei civici aperti, mostre progettate in città (che creano competenze locali) e non comprate “chiavi in mano”. Lo sviluppo non passa per i supermercati che desertificano il centro.
La Ferrara del futuro deve puntare sulla creazione di un distretto del riciclo e su connessioni digitali eccellenti per attrarre start-up, su un piano industriale che leghi la città a Bologna e Ravenna, e sulla difesa dei negozi storici, che sono anche presidi sociali. Due urgenze vanno affrontate subito: più posti negli asili nido e una sanità di prossimità per gli anziani.
Natalia Ginzburg ci esortava a insegnare le grandi virtù: il coraggio, la lealtà, la generosità, la tolleranza, la franchezza, la sincerità, l’amore per la verità. L’astuzia è invece una piccola virtù. Non esistono scorciatoie per conquistare la fiducia degli elettori.