La sua uccisione ha scatenato la rivolta. Ora sarà guerra per la successione
La morte di Nemesio Oseguera Cervantes, meglio conosciuto come “El Mencho”, è stata raccontata come la caduta di un imperatore. Si inserisce in un copione familiare: un capo carismatico viene ucciso o catturato e l’organizzazione che guida crolla con lui. Una narrazione avvincente, ma fuorviante.
Senza dubbio, Oseguera ha trasformato il Cártel de Jalisco Nueva Generación (Cjng) da un piccolo gruppo secessionista del cartello di Sinaloa, in una delle più potenti imprese criminali al mondo. Sotto la sua guida, l’organizzazione ha stretto accordi con produttori colombiani per far affluire cocaina in Messico. Con l’esplosione della domanda di oppioidi sintetici – in particolare il fentanyl – ha avviato rapporti con fornitori in Cina, importando precursori chimici per produrre le nuove droghe sul territorio messicano.
È riuscita ad aggirare i muri eretti da Trump, anche grazie all’uso di droni commerciali. Per riciclare i proventi ha sfruttato sia i canali bancari tradizionali sia, più di recente, reti legate a gruppi cinesi.
La violenza è stata uno strumento centrale della sua strategia: convogli blindati, armi di grosso calibro, scontri plateali con le forze di sicurezza. Tuttavia, la forza del Cjng non si esaurisce né nel narcotraffico né nell’uso sistematico della forza.
La droga è solo uno dei mercati in cui il cartello opera. Accanto al traffico di stupefacenti, ha costruito un’economia parallela fondata sul controllo del territorio, estorsioni, immigrazione clandestina e sfruttamento della manodopera agricola. Ha investito nel settore immobiliare, nella gestione di imprese legali e nella creazione di reti di protezione politica a livello locale, scontrandosi con amministratori che ne ostacolavano l’espansione.
A Uruapan, città dello stato di Michoacán di circa 350 mila abitanti, dove l’agricoltura rappresenta il principale settore economico, gli affiliati estorcono i produttori di lime e avocado. Quando l’anno scorso le autorità cittadine e il sindaco Carlos Manzo hanno reagito, il cartello ha ucciso il rappresentante dei produttori della regione (21 ottobre). Poco dopo sono stati assassinati un altro imprenditore agricolo e sua moglie e, il 1° novembre, lo stesso sindaco: un omicidio che ha scosso una nazione purtroppo abituata alla violenza (in media sono state assassinate 64 persone ogni giorno nel 2025).
L’organizzazione impone un ordine mafioso e garantisce una forma di prosperità a chi si adegua, riservando violenza brutale a chi si oppone. La coercizione, però, non è l’unico strumento. Nei primi mesi della pandemia di Covid-19, nel 2020, il gruppo distribuiva pacchi alimentari con il marchio del Cjng e riferimenti al «sostegno per l’emergenza Covid-19»: un gesto volto a dimostrare di poter supplire alle carenze dello Stato.
Questi episodi mettono in luce un dilemma centrale nella lotta contro il crimine organizzato: smantellare i cartelli richiede non solo arresti e operazioni militari, ma anche il ripristino della legalità nei quartieri, nelle aziende e nelle città. I cartelli non si limitano a interagire con l’economia locale: sono anche un importante datore di lavoro.
Secondo stime recenti, le organizzazioni criminali messicane contano tra i 160 mila e i 185 mila membri. Per compensare le perdite dovute a conflitti interni e repressione statale, reclutano circa 350 persone a settimana. Secondo uno studio pubblicato nel 2022, la riduzione del reclutamento – attraverso istruzione e investimenti sociali – produrrebbe cali più significativi e duraturi sulle attività criminali rispetto a un aumento della repressione violenta da parte delle autorità.
Cosa possiamo aspettarci dalla morte di Oseguera? L’eliminazione dei leader tende a frammentare le organizzazioni criminali, generando scissioni e conflitti interni che alimentano ulteriore violenza. Sarebbe però errato considerare il Cjng un’organizzazione monolitica. Al contrario, essa funziona come una rete articolata su base territoriale, con rappresentanti regionali che si coordinano tra loro. Il vertice centrale indirizza e media, ma lascia ampia autonomia alle istanze locali, che operano più come alleati che come semplici subordinati.
La diversificazione delle entrate, la presenza di cellule regionali e le partnership transnazionali indicano una resilienza che va oltre la figura del fondatore. Si delineano quindi due possibili scenari: l’emergere di un nuovo leader legato al nucleo centrale – ad esempio un familiare di Oseguera o il capo della sicurezza Ausias Silva – oppure di un comandante regionale proveniente da Jalisco, Colima o Guanajuato; in alternativa, una frammentazione in gruppi del tutto autonomi. In ogni caso, la morte di Nemesio Oseguera, come la cattura di “El Chapo” nel caso del cartello di Sinaloa, non porterà alla fine dell’organizzazione.
L’amministrazione di Claudia Sheinbaum ha adottato una linea più apertamente conflittuale nei confronti del crimine organizzato rispetto al suo predecessore, puntando sul coordinamento dell’intelligence e sull’eliminazione mirata dei vertici. L’amministrazione Trump ha più volte minacciato interventi diretti per fermare il flusso della droga verso gli Stati Uniti, e l’operazione di domenica è stata accolta positivamente a Washington.
La caduta di caduta di Oseguera serve quindi a rassicurare gli Americani e rappresenta, in parte, una risposta alla morte del sindaco di Uruapan e degli imprenditori locali. Ma operazioni di questo tipo, da sole, rimescolano le carte senza lasciare intravedere la fine di questa lunga e tragica partita.
La caduta di caduta di Oseguera serve quindi a rassicurare gli Americani e rappresenta, in parte, una risposta alla morte del sindaco di Uruapan e degli imprenditori locali. Ma operazioni di questo tipo, da sole, rimescolano le carte senza lasciare intravedere la fine di questa lunga e tragica partita.
