(Testo in morte di John le Carré)

La morte di John le Carré mi ha lasciato stordito. Ci eravamo sentiti da poco, avevamo in programma di vederci appena possibile per discutere di una serie televisiva su come è cambiato il mondo dello spionaggio in Russia dopo la fine della guerra fredda. Sapevo di problemi di salute, ma nulla mi faceva presagire quanto è accadato nella notte di sabato 13 dicembre in Cornovaglia. Per me David Cornwell, il vero nome dello scrittore, era una presenza costante e necessaria e ha ispirato e guidato molte delle mie scelte. David è stato un modello di correttezza, signorilità, integrità e intelligenza che ho cercato, con le mie forze limitate, di emulare.

David mi scrisse per la prima volta nella primavera del 1995. Mi trovavo da circa sei mesi nella città di Perm, nella regione degli Urali, dove raccoglievo materiale per un libro sulla mafia in Russia. Attraverso un sistema piuttosto elaborato, mani amiche facevano giungere a Perm la posta che arrivava al mio indirizzo di Oxford. Quando aprii il plico ebbi difronte una lettera, scritta a mano, su carta intestata “John le Carré, scrittore” e firmata “David Cornwell, noto anche col nome di John le Carré”. L’indirizzo corrispondeva alla remota scogliera della Cornovaglia dove l’autore de La Casa Russia trascorreva la maggior parte dell’anno. Le Carré mi chiedeva un incontro, per discutere i dettagli di una storia in cui erano coinvolti mafiosi russi, combattenti per la libertà nel Caucaso e un giovane accademico inglese che abbraccia una nuova causa, dopo la caduta del Muro di Berlino. Quella storia divenne La passione del suo tempo.

Da allora ci siamo visti spesso e abbiamo discusso altre trame. In una lettera scritta da un’isola vicino alle costa Nord-occidentale dell’Africa nei primi giorni del 2009, le Carré mi anticipava la sua intenzione di tornare a occuparsi della nuova Russia (o della vecchia rivestita a nuovo) e mi chiedeva di incontrarci. Il risultato è Il nostro traditore tipo, dove compare anche Perm: è la citta natale di Dima, il mafioso russo membro di una setta criminale segreta, i vory-v-zakone, che avvicina una giovane coppia sull’isola di Antigua nella speranza di vendere i suoi segreti al governo inglese. E’ un grande romanzo sul potere che il denaro ha di corrompere l’elite di un paese e su come grandi capitali frutto di soprusi e violenze vengono ripuliti.

Abbiamo poi collaborato, tra l’altro, alla serie televisiva Il manager di notte e alla riduzione cinematografica de Il nostro traditore tipo. David si documentava in modo preciso per ogni suo romanzo, parlava con esperti, viaggiava, prendeva appunti in quaderni che un giorno sarebbe stupendo poter leggere. Come ebbe a dire lui stesso, “la scrivania è un posto pericoloso dal quale osservare il mondo.”

La narrativa di le Carré ha sempre un’àncora nella realtà, nelle esperienze vissute e negli incontri del vero David Cornwell, nei conti ancora aperti con il padre, con la famiglia e con la patria che ha servito con devozione. Figlio di un truffatore di grande fascino, studente di una delle più prestigiose scuole superiori del Regno ma mai parte dell’establishment, laureato ad Oxford, docente per qualche anno ad Eton e poi dipendente a tempo pieno del servizio diplomatico, fece l’agente segreto prima a Londra e poi in Germania, per cinque anni. Un tema che emerge sopratutto nelle sue ultime opere è il rapporto con i figli. Come i padri ci spingono in determinati angoli, così i figli ci fanno imboccare strade pericolose nel vano tentativo di essere alla loro altezza. La lezione dei Buddenbrook–ognuno di noi è un anello in una catena–è al centro dell’universo di questo autore.

Ma non basta aver viaggiato, essere figlio e padre, aver conosciuto persone interessanti ed essere stato al servizio segreto di Sua Maestà per scrivere grandi romanzi. Lo scrittore supplisce ai dati della realtà con l’immaginazione, con l’arte. Ogni suo romanzo contiene innumerevoli svolte linguistiche. Le Carré ha l’abilità di cambiare registro narrativo a seconda del personaggio che entra in scena, modulando e piegando la lingua alle esigenze della trama. Chi lo ha conosciuto ricorda le sue mitiche imitazioni di personaggi famosi, come Blair o il primo ministro russo Primakov.

Le Carré è uno dei maggiori scrittori del ventesimo secolo, l’autore dei più importanti romanzi politici del nostro tempo, radicali e avvincenti, un pari di Thomas Mann, che David incontrò in Svizzera. Da oggi e fino a quando vivrò mi mancherà la sua voce, il suo magistero. Da oggi siamo tutti più soli.

Federico Varese, Professore ordinario di criminologia, Universita’ di Oxford

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