In una conversazione avvenuta nel 2001 col direttore della radio Eco di Mosca, Putin spiegò la differenza tra un avversario politico e un traditore. «Con gli avversari politici conduci la tua battaglia, sigli una tregua, fai la pace e magari diventi loro alleato in un’altra battaglia. Ma combatti a viso aperto». Il traditore invece si professa tuo amico, ma, nel momento in cui sei debole, «ti pugnala alle spalle. Nei loro confronti, nessuna pietà».
Facendo eco a sé stesso, Putin ha evocato in tv il 24 giugno 2023 il “tradimento” e “la pugnalata alle spalle” dei mercenari del gruppo Wagner dopo l’ammutinamento di giugno. Eppure Wagner continua a operare in Russia, in Bielorussia, in Medio Oriente e nell’Africa centrale e occidentale. Come è possibile che il regime non sia in grado di punire un traditore, come fece con l’oligarca Boris Berezovsky, verso cui erano dirette quelle parole ventidue anni fa?
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