Il fiasco degli esami di maturità inglesi. Blog QuiOxford, Repubblica.it, 15/08/2020

[questo testo è apparso qui]

In questi giorni molte famiglie che vivono in Inghilterrra sono arrabbiatissime. Centinaia di migliaia di studenti sono in rivolta per aver ricevuto il voto di maturità in base non ad un esame, a valutazioni dei propri professori o in base a voti ricevuti durante l’anno, ma da un misterioso algoritmo. Ricapitoliamo.

A marzo le scuole secondarie chiudono. A quel punto il governo decide che gli esami di maturità non si possono fare a causa della COVID-19. Questa è la prima scelta bizzarra. Gli altri paesi europei si ingegnano per far sì che gli studenti possano sostenere la prova finale. Ad esempio in Italia gli esami si sono svolti in forma orale, una soluzione non ideale ma comunque accettabile. Qui no.

Seconda bizzarria: negli anni, i ministri dell’istruzione (sopratutto Michael Gove) hanno abolito le valutazioni nel corso dell’anno, quindi quei voti non ci sono. Le uniche informazioni sugli studenti sono le valutazioni dei professori e, in alcuni casi, esami di prova fatti prima di marzo (i cosiddetti mock exams). Cosa fa il governo? Crea un algoritmo che assegna i voti sulla base di quelle due fonti, ma un criterio aggiuntivo della formula tiene conto dei voti ottenuti dalla scuola l’anno precedente. Quindi se nel 2018-19 gli studenti di una certa scuola hanno ottenuto 10% di voti massimi (cosiddetti A* e A), 10% percento di bocciature (U) e così di seguito, l’algoritmo assegna nel 2019-20 più o meno la stessa percentuale di voti massimi, la stessa percentuale di bocciature e la stessa percentuale degli altri voti a livello di istituto agli studenti dell’anno successivo. I risultati di ogni scuola sono insomma in percentuale gli stessi, in modo da evitare una inflazione dei voti. Quindi alcuni studenti hanno ottenuto il voto predetto dai professori, ma altri studenti no in base a criteri ignoti ai diretti interessati. In alcuni casi, si è passati da un voto predetto di A* ad un non-classificato (U). Vi potete immaginare la disperazione di chi ha lavorato per cinque anni, ha sempre ottenuto ottimi voti e si ritrova bocciato da un algoritmo. Ovviamente, la formula esatta non è resa pubblica. Va aggiunto che gli esami di prova fatti prima di marzo non sono standardizzati, non sono fatti da tutti gli istituti e a volte includono parti del programma ancora da affrontare quindi è inevitabile non rispondere a molte domande. Naturalmente, quelle prove non furono sostenute pensando che avrebbero generato il voto finale.

Si è scoperto ben presto che l’algoritmo ha premiato studenti che avevano scelto materie con meno studenti (ad es. lingua giapponese) le quali di norma sono insegnate da scuole private e d’elite. Le scuole in aree più povere hanno come sempre ottenuto i voti peggiori e non importa se nel corso dell’anno  un certo istituto stava migliorando la propria performance. Anche molti studenti di scuole nei quartieri della classe media sono stati penalizzati e non sanno cosa li aspetta l’anno prossimo. La frustrazione è palpabile e suppongo avrà un effetto di non poco conto alle prossime elezioni.

Cosa succede adesso? Il governo dice che gli studenti, tramite la loro scuola, possono fare ricorso, ma nulla è gratis nella vita: il ricorso per ogni studente può costare fino a 150 sterline, per una cifra totale stimata dal Times tra 8 e 15 milioni di sterline. Si dovrebbe aggiungere a questa cifra le ore che i funzionarti del ministero dovranno dedicare a questo processo e il costo emotivo per studenti e famiglie coinvolte. Dopo le proteste,  il governo ieri (14 agosto) è costretto ad accettare di pagare di tasca propria i ricorsi. Quali sono i criteri per appellarsi? Non basta dire: il mio voto predetto (da insegnanti e da esami informali) era A* e l’algoritmo mi ha dato U, perché l’algoritmo è stato pensato proprio per far in modo che una certa percentuali di studenti non ottenesse quel voto predetto. Il governo ha fatto sapere un altro aspetto del sistema di assegnazione dei voti: se c’è un conflitto tra voto predetto dai professori e voto dell’esame preliminare, l’algoritmo scelte il voto più basso. Questo principio è l’opposto di quello che tutti noi insegnanti usiamo in questi casi, cioè: “quando in dubbio favorisci lo studente”. Per concludere: sospetto che molti ricorsi non verranno accolti.

Questa situazione sta mettendo in grosse difficoltà le Università che devono aspettare l’esito dei ricorsi per sapere se gli studenti hanno ottenuto i voti necessari per varcare le soglie dell’istruzione superiore. Ricorsi che verranno decisi a ridosso dell’inizio dell’anno accademico, se va tutto bene. Un collegio di Oxford, Worcester, ha dichiarato che accetterà tutti gli studenti che avevano un’offerta provvisoria, anche se l’algoritmo gli ha negato i voti necessari. Ma altri Collegi di Oxford, e tutte le altre Università interpellate dai giornalisti, non seguiranno questa strada (purtroppo). Perché? Ogni Università offre circa 20/30% di posti in più di quelli effettivamente disponibili. Nell’anno della COVID-19, e con il timore che gli studenti avrebbero disertato in massa l’istruzione superiore, le Università hanno offerto ancora più posti del solito. Dopo tutto, fonti dello stesso governo prevedevano un crollo delle iscrizioni, fino a meno 50%, e quindi un crollo delle tasse universitarie. Quella previsione si sta rivelando errata: pare che gli studenti internazionali non abbiamo intenzione di smettere di venire a studiare in Inghilterra. Del resto è un fenomeno ben noto ai sociologi del mercato del lavoro: l’istruzione è un bene rifugio negli anni di crisi. L’anno che inizia vedrà con grande probabilità un numero senza precedenti di studenti cui dovremo insegnare tenendo presente le norme sulla distanza fisica. Le ore di insegnamento aumenteranno e la qualità dell’istruzione diminuirà. E vi saranno molti giovani frustati che dovranno aspettare fino all’anno successivo per realizzare i loro sogni accademici. Questo si aggiunge alle difficoltà del lockdown e al rischio di vedere se stessi o i loro cari ammalarsi, in un paese che ha avuto il numero di morti più alto in tutta Europa. Invece di rendere loro la vita un pò meno difficile, il governo ha fatto esattamente il contrario.

Anche in questo caso l’Inghilterra avrebbe fatto meglio a seguire l’esempio dei paesi amici sul Continente e non inventarsi un algoritmo farlocco.

(Oxford, 15 agosto 2020)

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