John le Carré ricordato su Rivista Gli Asini, con un testo di Federico Varese, Febbraio 2021

I testi si possono trovare qui.


La scomparsa di John le Carré mi ha sconvolto. Ci eravamo sentiti da poco, prima per gli auguri di compleanno e poi per discutere di un possibile progetto di documentari su come è cambiato il mondo dello spionaggio russo dopo la fine della guerra fredda. Mi aveva detto dei problemi di salute, ma mai avrei immaginato quanto accaduto la notte di sabato 12 dicembre. La sua voce e i suoi messaggi erano quelli di sempre, cortesi, attenti, ironici, ricchi di affetto. David Cornwell (il vero nome dello scrittore) è stato per me una presenza costante e necessaria, una persona che ha ispirato e guidato molte delle mie scelte. David è stato un modello di correttezza, gentilezza, integrità e intelligenza che ho cercato, con le mie limitate forze, di emulare.

David mi scrisse per la prima volta nella primavera del 1995. Mi trovavo da circa sei mesi nella città di Perm, nella regione degli Urali, dove raccoglievo materiale per un libro sulla mafia in Russia. Attraverso un sistema piuttosto elaborato, mani amiche facevano giungere a Perm la posta che arrivava al mio indirizzo di Oxford. Quando aprii il plico ebbi difronte una lettera, scritta a mano, su carta intestata “John le Carré, scrittore” e firmata “David Cornwell, noto anche col nome di John le Carré”. L’indirizzo corrispondeva alla remota scogliera della Cornovaglia dove l’autore de La Casa Russia trascorreva la maggior parte dell’anno. Le Carré mi chiedeva un incontro, per discutere i dettagli di una storia in cui erano coinvolti mafiosi russi, combattenti per la libertà nel Caucaso e un giovane accademico inglese che abbraccia una nuova causa, dopo la caduta del Muro di Berlino. Quella storia divenne La passione del suo tempo (1995). È uno dei suoi romanzi più sottovalutati, ma è un piccolo gioiello: il libro esplora il tema dell’amicizia tradita, le aspirazioni di una vita frustrate per mancanza di coraggio, e un riscatto finale. La storia contiene però anche una lezione politica, ricordando che la Russia può usare le maniere molti forti nei confronti delle sue Repubbliche che aspirano all’indipendenza. Le Carré smonta l’idea che andava per la maggiore in quegli anni in Occidente che i ‘democratici’ russi fossero pacifici e non potessero fare nulla di male. Poco dopo la consegna del romanzo scoppiò la guerra in Cecenia. Se si osserva il conflitto russo-ucraino di oggi, il romanzo rimane di una straordinaria attualità. Come “segno di gratitudine” (parole sue) per il mio aiuto, le Carré mi fece arrivare una cassa di vini pregiati. La mia reputazione tra i miei compagni di Università, la mia fidanzata di allora e il portiere del College salì alle stelle.

Dalla pubblicazione di La passione del suo tempo, ci siamo visti spesso e abbiamo discusso di altre trame. Avevamo una nostra routine: mi faceva arrivare le versioni dei suoi romanzi in scatole di cartoncino leggero, quelle che usano gli uffici per la carta per fotocopie. Spesso ci trovavamo a discutere d’estate in Cornovaglia. Tutt’ora quelle scatole sono nel mio ufficio e vi appoggio sopra lo schermo del computer. In una lettera scritta da un’isola vicino alla costa Nord-occidentale dell’Africa nei primi giorni del 2009, le Carré mi anticipava la sua intenzione di tornare a occuparsi della nuova Russia (o della vecchia rivestita a nuovo) e mi chiedeva di incontrarci. Il risultato è Il nostro traditore tipo, dove compare anche Perm: è la citta natale di Dima, il mafioso russo membro di una setta criminale segreta, i vory-v-zakone, che avvicina una giovane coppia sull’isola di Antigua nella speranza di vendere i suoi segreti al governo inglese. Abbiamo poi collaborato, tra l’altro, alla serie televisiva Il manager di notte e alla riduzione cinematografica de Il nostro traditore tipo. David si documentava in modo preciso per ogni suo romanzo, parlava con gli esperti, viaggiava, prendeva appunti in quaderni che un giorno sarebbe stupendo poter leggere. Come ebbe a dire lui stesso, “la scrivania è un posto pericoloso dal quale osservare il mondo.” 

La narrativa di le Carré ha sempre un’àncora nella realtà, nelle esperienze vissute e negli incontri del vero David Cornwell, nei conti ancora aperti con il padre, con la famiglia e con la patria che ha servito con devozione. Figlio di un truffatore di grande fascino, studente di una delle più prestigiose scuole superiori del Regno ma mai parte integrante dell’establishment, laureato a Oxford, docente per qualche anno a Eton e poi dipendente a tempo pieno del servizio diplomatico, fece l’agente segreto prima a Londra e poi in Germania, per cinque anni. Un tema che emerge soprattutto nelle sue ultime opere è il rapporto con i figli. Come i padri ci spingono in determinati angoli, così i figli ci fanno imboccare strade pericolose nel vano tentativo di essere alla loro altezza. La lezione dei Buddenbrook–ognuno di noi è un anello in una catena–è al centro dell’universo di questo autore. 

Ma non basta aver viaggiato, essere figlio e padre, aver incontrato persone interessanti ed essere stato nei servizi segreti di Sua Maestà per scrivere grandi romanzi. Lo scrittore supplisce ai dati della realtà con l’immaginazione, con l’arte. Ogni suo romanzo contiene innumerevoli svolte linguistiche. Le Carré ha l’abilità di cambiare registro narrativo a seconda del personaggio che entra in scena, modulando e piegando la lingua alle esigenze della trama. Chi lo conosceva ricorda le sue imitazioni di personaggi famosi, come Tony Blair o il primo ministro russo Yevgeny Primakov.

Dopo la sua morte molti commentatori hanno ricordato i capolavori di le Carré dedicati alla guerra tra servizi segreti durante la guerra fredda, da La Spia che venne dal freddo a La talpa. Le Carré ha creato un personaggio — George Smiley — che è entrato nell’immaginario collettivo come Sherlock Holmes o James Bond. Io appartengo a una generazione diversa. Ho visto nascere e in alcuni casi collaborato alle opere successive, pubblicate a partire dagli anni novanta. Ecco alcuni titoli: Il Direttore di notteIl Giardiniere tenaceSingle&SingleAmici assolutiYssa il buonoIl nostro traditore tipoUna verità delicataUn passato da spia fino a La spia corre sul campo. Sono romanzi imprescindibili per capire il mondo dopo la caduta del muro di Berlino, gli eccessi del capitalismo finanziario, il riciclaggio del denaro, i crimini dell’industria farmaceutica, i delitti commessi in nome della ‘guerra al terrore’ e la privatizzazione dei servizi di sicurezza. Scavano nei meccanismi delle relazioni internazionali, mettono a nudo la pochezza di una classe politica che non esita a tradire i servitori della patria, e di una classe imprenditoriale ubriacata dal miraggio della ricchezza, che non si cura dell’origine del denaro che immette nel sistema finanziario. La chiave per capire quegli intrecci è sempre il dilemma etico dei personaggi. Un grande ammiratore della cultura tedesca, soprattutto di Friedrich Schiller e di Thomas Mann, le Carré mette in scena un dilemma centrale della letteratura occidentale: la volontà di un personaggio di condurre un’esistenza integra e onesta e la pulsione verso un mondo impuro che ci costringe ad accettare compromessi. Le Carré è l’autore di importantissimi romanzi politici, radicali e avvincenti, un pari di Thomas Mann, che David incontrò a Berna nel 1949.

Infine, pochi sottolineano che le Carré ci ha lasciato descrizioni affascinanti della burocrazia. Contra Fleming, David ci ricorda che i servizi segreti sono, anche, una serie di scrivanie, di procedure burocratiche, di moduli da compilare, di rimborsi da ottenere, di persone che hanno aspirazioni di carriera e si fanno la guerra tra di loro. Da grande osservatore del mondo che lo circondava, capì subito che non basta dare un ordine perché esso venga eseguito, che considerazioni di politica interna giocano un ruolo cruciale, che i piani alti dei ministeri spesso e volentieri vogliono solo salvare la faccia invece di fare la cosa giusta.

A me David mancherà tantissimo. Quando siamo costretti a confrontarci con la morte di un amico, di un maestro che ci ha guidato per tanti anni, soffriamo per lui, ma soprattutto soffriamo per noi stessi. Con la sua scomparsa muore una parte di noi, finisce per sempre la possibilità di aggiungere una parola, correggere un giudizio, raccontargli la nostra vita. La morte di un amico seppellisce anche il nostro passato. Si rimane soli su questa terra, nella speranza di ritrovare le forze per iniziare ora un dialogo immaginario con quella persona che purtroppo non c’è più. 


Una versione di questo testo è apparsa sul “Times Literary Supplement” (24.12.2020). Qui riprendo alcune osservazioni già presenti in altri miei scritti occasionali su le Carré pubblicati in “Lo straniero” (2009), “Il Sole24Ore” (5.12.2010), “La Stampa” (15.09.2013); “La Lettura-Corriere della Sera” (29.10.2016); “Il Mattino” e “La Nuova Ferrara” (12.2020). Chi avesse voglia di leggere di più consiglio Agenti segreti. I maestri della spy story inglese di Paolo Bertinetti (Edizioni dell’asino 2015). Uno straordinario tributo allo scrittore e all’uomo è quello scritto da Timothy Garton Ash per “The New Yorker” nel 1999 (The Real le Carré, 15 marzo). William Boyd ha appena pubblicato un saggio sullo stile che merita di essere letto: The prose style of John le Carré (“New Statesman”, 6 gennaio 2021). Molto interessante è anche la prefazione a La spia che venne dal freddo scritta dallo stesso Boyd per l’edizione tascabile dei Penguin, pubblicata nel 2010. Quella edizione contiene anche una postfazione dell’autore. La biografia scritta da Adam Sisman (2015) presenta molti dettagli sulla vita dello scrittore. Ovviamente, nulla può sostituire la lettura dei romanzi, tutti disponibili da Penguin in inglese e in italiano presso Mondadori. (fv)


Per ricordare John Le Carré, deceduto lo scorso 12 dicembre, riproponiamo l’Intervista a me stesso, apparsa nella rivista “Books Quarterly” (30/2008) in occasione della pubblicazione inglese del suo romanzo Yssa il buono (tradotto in Italia da Annamaria Biavasco e Valentina Guani, Mondadori 2008) e tradotta in italiano sul numero 104 (febbraio 2009) de “Lo straniero”.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s