Se la democrazia spaventa lo Zar. Repubblica, 07.03.2022

Perché Putin ha invaso l’Ucraina? Molti pensano che l’espansione della Nato sia la causa scatenante, mentre alcuni hanno addirittura scritto che l’azione militare sia frutto di un patto segreto tra le mafie. La risposta è diversa e molto semplice: Putin teme sopra ogni cosa una Ucraina libera di decidere il suo destino e pensa che la democrazia possa mettere in pericolo il suo regime. Politica estera e politica interna si intrecciano e stupisce che molti osservatori in Italia non se ne siano accorti.

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Il problema dell’espansione della Nato non è stato sempre saliente nei rapporti con l’Occidente. Michael McFaul ha raccontato che, nei cinque anni in cui ha lavorato per l’amministrazione Obama prima come inviato speciale per la Russia e poi come ambasciatore a Mosca, Putin non ha mai sollevato la questione della Nato nei colloqui riservati con il Presidente Usa. All’epoca dell’invasione della Crimea, la preoccupazione principale delle forze armate russe era che l’Ucraina non rinnovasse il contratto per la locazione della flotta nel Mar Nero. Per andare più indietro nel tempo, nel 2000 Putin addirittura suggerì che la Russia potesse entrare a far parte dell’Alleanza (“Perché no? Perché no?…Faccio fatica a pensare alla Nato come ad un nemico”) e aggiunse: “La Russia è parte della cultura europea.” Dopo l’attacco dell’11 di settembre, collaborò attivamente alla lotta al terrorismo. Quando nel 2002 entrarono le Repubbliche baltiche, dichiarò: “Non spetta a noi decidere quello che altre nazioni possono o non possono fare”. Anche sull’ingresso della stessa Ucraina, il leader russo ha cambiato opinione. Quando era presidente il filorusso Leonid Kuchma, Putin disse che spettava all’Ucraina decidere i suoi rapporti con l’Alleanza. Toni molto concilianti si sentirono anche nel 2010, quando era presidente un altro politico filorusso, Viktor Yanukovych.


Va aggiunto che l’ammissione di Georgia e Ucraina non sono all’ordine del giorno. Sin dal summit di Bucarest del 2008, la Nato aveva bocciato l’ingresso di questi due paesi (Nato denies Georgia and Ukraine, titolò la BBC il 3/04/2008), nonostante le dichiarazioni di principio. Nel 2014 il segretario Anders Rasmussen ha ribadito che non vi era alcuna prospettiva che il Paese entrasse nell’Alleanza. Ovviamente nel febbraio del 2022 non vi era nessuna possibilità di adesione perché Paesi coinvolti in un conflitto (ad esempio, nel Donbas) non possono aspirare a far parte di questo gruppo.


La questione Nato riemerge ogni qualvolta vi è una espansione della democrazia in quella che Putin considera la sua sfera di influenza. Gli episodi salienti avvengono in Georgia (2003) e in Ucraina (2004 e 2013-2014). Putin diede la colpa all’Occidente per la Rivoluzione Rosa georgiana del 2003 e dopo poco si premunì di invadere l’Abkhasia e l’Ossetia. Le proteste del 2004 in Ucraina e il risultato delle libere elezioni che ne seguirono impaurirono Putin. Kyiv poteva diventare un modello per Mosca. L’incubo di Putin si è quasi avverato nel 2011, quando i russi dimostrarono in massa contro i brogli delle elezioni parlamentari. L’invasione del Donbas e l’annessione della Crimea avvennero dopo le proteste di Euromaidan, che sfociarono nella fuga del Presidente filorusso Yanukovych e nelle libere elezioni del 2014. Per molti studiosi, tra cui lo stesso McFaul in un saggio recente (e in Italia Marcello Flores d’Arcais), la questione dell’espansione della Nato è una variabile, piuttosto che una costante. É una carta che viene giocata quando fa comodo.


Una tesi bizzarra circolata su alcuni giornali italiani suggerisce invece che la decisione di invadere sia il frutto di un patto tra le mafie russe e ucraine. Si dimentica che Putin ha messo in atto una repressione draconiana della fratellanza dei vory-v-zakone (la mafia russa). Dal 2019, chi dichiara la sua appartenenza alla fratellanza rischia dagli 8 ai 15 anni di galera. Come raccontato in un longform su Repubblica (Inferno russo, del 13 gennaio 2022), il regime ha permesso che torture sistematiche avvenissero nel sistema carcerario. Le vittime sono esponenti del mondo criminale e dissidenti politici. La stessa mafia russa ha pubblicato un progon (editto) di condanna e un appello al rispetto dei diritti umani. Come altri dittatori, anche Putin non ammette che esista un potere autonomo, anche se criminale. O la mafia lavora per il regime o viene distrutta. Pensare che essa possa determinare le scelte di Putin è pura fantasia.

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